Bissau - 23/10/2010

Bissau, 23 ottobre 2010

Carissimi amici,

Un caro saluto a ciuscuno di voi dall’amata Guinea Bissau.

Vi scrivo alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale, una data che ci unisce in modo particolare, e che mi fa ricordare ancora con commozione e entusiasmo la notte di s. Siro in cui ricevetti la croce e l’invio missionario dal caro Card Martini durante una splendida veglia missionaria.

Anche qui abbiamo fatto la consegna del Crocifisso, la prima nella storia della Chiesa della Guinea: p. Gaudencio Pereira, primo missionario del Pime guineense, proprio nella nostra parrocchia di Fatima, ha ricevuto dalle mani dei vescovi della Guinea il crocifisso e il mandato missionario. Dalla Guinea Bissau alla Papua Nuova Guinea! Testimonianze, canti, danze e tanta preghiera hanno accompagnato questa bella celebrazione che ha coinvolto tutta la Guinea, e ha iniziato un cammino nuovo. La Guinea ha tantissimo bisogno di missionari, il 90% della popolazione non é cristiana, ma nella fede il poco che si ha e si condivide diventa seme che da grande frutto.

Partito il parroco p. Marco Pifferi, (ora a Sotto il Monte) con cui ho condiviso piú di due anni di missione, domenica 31 ottobre riceviamo il nuovo, p Guerino Vitali, sempre del Pime, da oltre 30 anni in Guinea. Con lui iniziamo un nuovo anno pastorale, carico di sfide. Il vescovo ha messo a tema l’educazione della coscienza morale. Infatti la crisi dello Stato, l’instabilità e la mancanza di una vera pace, hanno come unica soluzione l’impegno di persone nuove, con valori sani e una vita coerente. E dobbiamo cominciare dai nostri cristiani, e dai tantissimi adolescenti e giovani che ogni anno si avvicinano per la prima volta al cammino cristiano. Le forze sono poche in rapporto a questa grande sfida, ma con fede e dedizione seminiamo e ci affidiamo anche alla vostra preghiera. L’educazione ai valori e a una vita rivolta al bene comune é urgente. I valori tradizionali sono stati messi in crisi da nuovi modelli, che come sapete portano molti disvalori e vizi, che purtroppo accomunano Europa e Africa: la globalizzazione dell’egoismo e della ricerca della ricchezza facile a qualsiasi prezzo pare non abbia limiti di frontiere, lingue e culture. In questa situazione, ancor di più sento quanto sia bello e decisivo incontrare Gesù Cristo e lasciarsi rinnovare da Lui, vero modello di Uomo nuovo, capace di creare la globalizzazione dell’amore, unica via alla felicitá. Tutto il mio e nostro impegno sociale nasce da questo incontro bello e sempre nuovo.

In particolare attrraverso il servizio alla Radio, sento che posso essere missionario in tutte le case, senza frontiere e mura: cattolici, protestanti, musulmani, seguaci delle religioni tradizionali, persone lontante da un cammino di fede, a tutti é possibile offrire una proposta positiva. In questi mesi abbiamo fatto corsi di formazione per tutte le Radio comunitarie (quasi 30) e per i nostri corrispondenti. Oltre 100 giovani di ogni razza e religione hanno vissuto insieme e ricevuto formazione tecnica e umana, per essere formatori di Pace attraverso la Radio. La nostra equipe é stata davvero fantastica, dimostrando una disponibilità davvero grande, e una professionalitá che mi dà sempre nuova carica. Solo Dio sa cosa portano queste formazioni, ma certo ora, nelle zone più isolate della Guinea, nelle lingue più diverse, ogni giorno decine di Radio hanno strumenti per essere amici della gente e educatori delle coscienze. Credo che questo sia un modo davvero bello per essere missionari, credo che questo sia un modo per essere Chiesa, senza frontiere e senza preoccupazione e angoscia  di sapere se si é in tanti o in pochi, forti o deboli.

A fine settembre sono stato invitato da un’Università degli Stati Uniti (Rhode Island College – Providence, vicino a Boston) a un Congresso sul ruolo della Radio nel processo di Pace e soluzione di conflitti. È stata un’esperienza molto arricchente perché mi ha permesso di conoscere altre esperienze e avere tanti contatti; inoltre mi ha dato gioia e un giusto orgoglio parlare di qualcosa di bello e positivo che viene fatto nella nostra Guinea, normalmente citata solo per fatti negativi. La convivenza bella e fattiva tra religioni é una richezza che la Guinea possiede e che può donare ad altre nazioni, anche a quelle più sviluppate dal punto di vista tecnologico ed economico.

Certo, queste positività non tolgono la grande preoccupazione per la situazione politico militare sempre tesa. Esternamente ora c’è calma, ma sotto la legna arde. Manovre senza scrupolo, uno Stato in larghe parti condizionato dai militari e dai narcotrafficanti, sanzioni pesanti minacciate dalla Comunitá internazionale (soprattutto Unione Europea e USA) sono ingredienti di una torta per nulla appetitosa. La gente é preoccupata. Ma ancora una volta: il cambiamento deve venire dalla base, da un cambiamento radicale dei modelli di vita, perché questi mali dei vertici si vedono anche nelle realtà locali e dentro le famiglie. E anch’io, ancora di più, sento che devo essere il primo a cambiare.

In questa situazione i più poveri pagano un prezzo altissimo: immaginate cosa significa essere disabile, o avere una malattia cronica in questo contesto, e dover comprare continuamente medicine che costano il triplo di uno stipendio mensile. Tutto é a pagamento, e spesso senza un esito positivo. Troppi bambini muoiono: non solo neonati, ma bambini di 5/ 10 anni; e tanti giovani, mamme durante il parto, uomini nel pieno delle forze: per mancanza di soldi o per mancanza di mezzi negli ospedali, o per la corruzione che dilaga laddove bisognerebbe servire la vita a ogni costo. Grazie a Dio c’é tanta gente che fa del bene, ma le necessità sono davvero tante. Non dimenticateci.

Ringrazio di cuore ciascuno di voi, i tantissimi che in vari modi fanno sentire la loro presenza, e anche chi mi sará vicino anche solo leggendo queste povere parole.

Vi auguro ogni bene con tanta riconoscenza e amicizia.

P. Davide

 

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