La Radio della Pace

Si chiama Sol Mansi, "Il sole è sorto". Spiega il missionario italiano: «Durante la guerra i ribelli avevano una radio formidabile. Ho voluto fare la stessa cosa, al contrario».

Sotto le bombe si ascolta la radio, in Africa. Quando scoppia una guerra civile, quando avviene un colpo di Stato, lo fanno tutti, anche i missionari. Cercano di sintonizzarsi sulle stazioni internazionali, e poi su quelle nazionali e locali. Che spesso sono di propaganda di una delle parti in lotta.

Così è avvenuto in Guinea-Bissau, nel 1998, quando una parte dell'esercito si ribellò e per mesi il Paese rimase sotto i bombardamenti. Allora padre Davide Sciocco e gli altri missionari del Pime ascoltavano la radio.

«L'idea», racconta padre Davide, «mi è venuta durante quelle serate in ascolto: c'erano due emittenti, in particolare, una governativa e una dei rivoltosi. Mi sono reso conto che quella dei ribelli è stata cruciale per le sorti del conflitto. Raggiungeva quasi tutte le aree del Paese ed era seguitissima. Parlava di creare una nuova Guinea, di metter fine all'ingiustizia, di cacciare i corrotti. Il tutto però a scopo di guerra. Mi sono detto: "Occorre fare la stessa cosa, ma per far vincere la pace e lo sviluppo"».

Nel 1999 il presidente Vieira ha capitolato (ma nel 2005 è tornato alla guida del Paese). Nel 2000 è nato il progetto di Radio Sol Mansi ("Il sole è sorto"). Oggi quella radio ha progetti ambiziosi: entro due anni diventerà la prima emittente nazionale cattolica del Paese.

Padre Davide, prete dal 1988, è dal 1992 in Guinea-Bissau (dove il Pime ha cinque missioni), ed è sempre rimasto nella città di Mansoa. Dice: «Dopo la guerra avevamo capito che la ricostruzione non poteva riguardare solo le strutture, ma anche il sentire della gente, tanto provata da sofferenza e delusione. In un Paese tra i più poveri del mondo, l'unica voce che raggiunge tutti è proprio la radio».

Dare voce a chi non ce l'ha

La voce di Radio Sol Mansi si è propagata per la prima volta nel 2001. Frutto dell'impegno di padre Davide e di uno sparuto gruppo di volontari, ma anche del forte appoggio del vescovo di Bissau, monsignor José Camnate Nabisign, della Conferenza episcopale portoghese, e dei gruppi d'appoggio italiani (i Club amici di radio Sol Mansi).

«Ha senso investire in una radio dove si soffre la fame? Me lo sono chiesto io per primo», spiega il missionario. «La risposta la si trova camminando in qualsiasi villaggio africano: l'immagine dell'uomo che cammina con la radio all'orecchio si stampa subito nella mente del visitatore. La radio raggiunge tutti, rompe l'isolamento. È strumento di informazione e di formazione, perché permette a chiunque di aprirsi al mondo e dà voce a chi non ne ha. Tanto è importante scavare un pozzo, quanto spiegare le norme igieniche per usare bene l'acqua. Tanto è importante fare scuole, quanto convincere gli adulti che l'istruzione non è solo per i maschi».

Oggi Radio Sol Mansi ha quattro persone a tempo pieno, 30 volontari e 25 corrispondenti dalle diverse aree del Paese. Ed è anche strumento di dialogo interreligioso: i guineani seguono in maggioranza la religione tradizionale (55 per cento), il 30 per cento è musulmano, il 10 è cattolico e protestante.

«Alla radio collaborano insieme persone di tutte le religioni», dice il padre.

«Da subito abbiamo dato uno spazio settimanale all'imam e al pastore evangelico, con programmi autogestiti».

Un forte contributo è venuto dalla radio cattolica portoghese Radio Renascença (Rinascita), che ha mandato a turno propri giornalisti a fare stage formativi. Uno di loro, di origine guineana, Helmer Araujo, ha deciso di tornare nel suo Paese, ed è divenuto direttore esecutivo di Sol Mansi. Una scelta provvidenziale, perché padre Davide da due anni è in Italia, chiamato a guidare il centro del Pime di Milano, e rientrerà a Mansoa l'anno venturo.

Presto apriranno altre due sedi

«Le spese sono gravose», aggiunge il missionario. «Un giorno di funzionamento costa 100 euro, di cui quasi 60 di carburante, perché a Mansoa non c'è rete elettrica e tutto funziona coi gruppi elettrogeni». Difficoltà che evidentemente non spaventano: già ora è la radio locale più seguita nel Paese, e presto avverrà il grande salto a radio nazionale, che prevede l'apertura di altre due sedi, nella capitale e a Bafatà, e il potenziamento dei ripetitori. Insomma, il sole sale veloce dall'orizzonte.

Luciano Scalettari

...Durante la guerra

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La Radio in Guinea Bissau è molto importante: si possono prevenire le malattie, favorire campagne di sensibilizzazione, educare al dialogo, alla pace ed all'ecologia, denunciare violazioni di diritti umani.

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